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All'inizio di ogni nuovo anno solitamente si fanno propositi e previsioni e noi di Marketing Blu non facciamo eccezione. 

Secondo molti, il 2017 vedrà l'accelerazione di tendenze importanti già iniziate nel 2015 e 16, cose come Omnichannel, Virtual Reality, Artificial Intelligence e Chatbot, Native Advertising, Internet of Things, Big(er) Data e molto altro (grazie in special modo a Andreas von der Heydt di Amazon per aver discusso diffusamente in questo suo ottimo post molte delle cose che stanno accadendo nel nostro settore e accelereranno nel 2017).

Ma non facciamoci disorientare dalle parole alla moda.

 

Quanto più sofisticati diventano gli strumenti, tanto più il marketing deve avere radici di pensiero forti

Ecco allora i nostri sei punti di Brand Management che speriamo guideranno il Marketing nel 2017:

  1. Trattare i "customer" come persone, davvero
  2. Il fine è più importante dei mezzi - digitali e non
  3. Usare i big data senza dimenticare l'emozione
  4. Smettere il marketing dell'interruzione
  5. Utilizzare realmente il Brand come guida della cultura aziendale
  6. Creare vicinanza e fiducia è la chiave per la loyalty

 

1. Customer Centricity, davvero

Finché non smettiamo di usare parole come customer, consumatore e target non riusciremo a essere customer centric. Mi piace molto la semplice pratica di parlare di "buyer persona" e di identificarla con un nome. Questo facilita l'empatia e permette di spostare il nostro punto di vista da noi a lei, cercando di immaginare l'esperienza e l'interazione con il brand come li vive lei. Forse adattando la "golden rule" e trattando la buyer persona - sia nel B2C che nel B2B - come vorremmo essere trattati noi, diventeremo più customer centric e diventerà più semplice scegliere le diverse tecniche e media perché avremo più chiaro a cosa servono veramente.

 

2. Digitale e fisico coesistono

Sempre più persone stanno spostando i loro acquisti dal fisico all'on-line. Ci sentiamo compresi e trattati meglio dai software e dalle automazioni di Amazon che dai commessi dei retailer fisici. E ora Amazon stessa diventa "fisica" e crea uno store (Amazon Go) dove è facile trovare le cose, e non ci sono code al check-out. Il digitale non uccide il retail fisico, ma è giunto il momento che il retail fisico si rinnovi usando anche il digitale: se per esempio, come dicono le ricerche, le persone vogliono spendere il minor tempo possibile nel grocery shopping (il supermercato...) perché non aiutarli eliminando le casse o usando delle App per orientarsi tra gli scaffali o magari creando un Chatbot a cui chiedere dove sono i pannolini? Assicurandosi però che i pochi commessi presenti trattino i clienti con un sorriso - altrimenti tutto il digitale non serve a niente.

 

3. Usare i big data ma non dimenticare l'emozione

Se non avete visto lo spot di Under Armour con Michael Phelps guardatelo adesso. "It's what you do in the dark that puts you in the light". Una combinazione di immagini e parole straordinaria. Alla faccia di tutti gli ad blocker, questo video non ha bisogno di interrompere, lo andiamo a cercare noi. Perché crea emozione. Per quanto i big data aiutino, è solo la comprensione qualitativa delle aspirazioni e desideri delle nostre "buyer persona" che ci permette di comunicare oltre i soli aspetti razionali e di contribuire all'essenza di un brand.

è solo la comprensione qualitativa delle aspirazioni e desideri delle nostre "buyer persona" che ci permette di comunicare oltre i soli aspetti razionali e di contribuire all'essenza di un brand.

 

4. Smetterla il marketing dell'interruzione

Native advertising vuol dire che i messaggi dei brand appaiono nei nostri feed social, perché sono dei post che se scritti bene sono indistinguibili dagli aggiornamenti organici. Sembra sarà una grande tendenza nel 2017. Sembra che le persone siano stanche dei display, dei banner o degli ancora più inutili pre-roll (ricerche recenti dicono che quasi metà degli utenti web usano ad-blockers). Dobbiamo creare contenuti veramente utili che le persone accolgano con piacere nei loro feed o cerchino proattivamente - cosa su cui l'inbound marketing insiste da anni. Contenuti sviluppati con in mente non il SEO, ma il HEO (human enjoyment optimization), come dice Hubspot.

 

5. Utilizzare il Brand come guida della cultura aziendale

Ogni interazione tra la persona cliente e l'azienda o prodotto contribuisce alla creazione della percezione del brand. Il brand, coi suoi valori, la sua personalità, la sua promessa e i suoi prodotti e contenuti deve essere conosciuto da tutti in azienda, e aiutare ad armonizzare la cultura e i comportamenti, in modo che tutti coloro che entrano in contatto con i clienti siano brand ambassadors: e se non sono brand ambassadors tutte le persone all'interno dell'azienda come faranno i clienti a diventarlo?

e se non sono brand ambassadors tutte le persone all'interno dell'azienda come faranno i clienti a diventarlo?

 

6. Maggiore vicinanza e fiducia

Secondo una recente ricerca inglese citata da Von Der Heydt la loyalty verso una marca non si crea con meccanismi razionali, ma è un'emozione, la sensazione che il brand "ci piaccia" e che ci possiamo fidare. Un grande fotografo ritrattista (Peter Hurley) dice che quello che cerca di ottenere nell'espressione dei suoi clienti attori e artisti, persone che devono piacere e creare un legame con il pubblico - è che trasmetta sicurezza e vicinanza (confidence and approachability). Penso sia così anche per i brand, dove la sicurezza traspare dai contenuti del brand e dai suoi prodotti e la vicinanza da come i clienti si sentono trattati. Se ci sono queste due cose si crea la sensazione di "loyalty". Cosa che diventerà sempre più essenziale per distinguersi e rimanere rilevanti.

Siete pronti per un 2017 alla grande? Faremo il punto tra 12 mesi su cosa veramente è cambiato!

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